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Mario Perrotta con “Italiani Cìncali” a Treglio per la stagione di “Teatro Contemporaneo” del Teatro del Sangro

Il racconto dell’epopea, vicina ma ormai anche lontana, dei nostri emigranti, una testimonianza, desolata e terribile, della discesa nell’inferno delle miniere con la paura di non riuscire più a risalire, come accadde a

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La stagione di “Teatro Contemporaneo” del Teatro del Sangro/Teatro Studio prosegue martedì 7 dicembre alle ore 21.00 con “Italiani Cìncali”, lo spettacolo di Mario Perrotta dedicato all'emigrazione italiana nelle miniere del Belgio. Scritto insieme a Nicola Bonazzi, diretto e interpretato dallo stesso Perrotta, già finalista al Premio Ubu per la Migliore Drammaturgia nel 2004, lo spettacolo si avvale delle voci amichevolmente registrate da Peppe Barra, Ferdinando Bruni, Ascanio Celestini, Laura Curino ed Elio De Capitani.

Il titolo “Italiani Cìncali” rimanda a un modo di definire i nostri connazionali arrivati in quelle terre per lavorare nelle miniere, l’assonanza con “zingari” è troppo forte per non esser chiara sia a chi usava la definizione sia a chi ne veniva etichettato. Perrotta pone al centro della scena un postino, colui che non solo recapitava le missive, ma che le leggeva ai familiari dei minatori, spesso trasformandole, celando sofferenze atroci e colorandole con qualche tenue bagliore di speranza. Il giovane, energico interprete fa emergere così la dolorosa realtà degli emigrati, ma dà spazio anche alle voci delle donne di quei paesi dove sono rimaste soltanto loro, i vecchi e i bambini, dipingendo così il cupo affresco di un vero e proprio dramma collettivo.

Mario Perrotta, narratore di verità sempre vive, è il postino che legge e scrive per chi non sa leggere e scrivere, consola e si dispera con chi rimane e con loro aspetta. E racconta storie di ordinaria povertà, di braccia “vendute” dal governo in cambio di sconti sul carbone importato, emigranti di «scarto» rispetto a quelli che se ne partirono per l’America o per il nord Italia. «Lì si andava per restare, mentre chi veniva “arruolato” in Svizzera, in Germania o in Belgio si trovava nella condizione di eterno stagionale», spiega Mario Perrotta. Spettacolo nato dopo due anni di ricerche e di testimonianze registrate, innestato anche in questo caso su memorie personali di quando, bambino, veniva messo su un treno da Lecce per Bergamo, dove lavorava il padre. «Mi ricordo le facce di quegli emigranti, buie quando ci allontanavamo da Lecce, brillavano come in un film di Tornatore al ritorno – aggiunge Perrotta -. Ho avuto voglia di raccontare questa gente, di restituire loro una dignità».

Lo spettacolo si terrà presso il Teatro Studio a Treglio (Chieti), in via Abbazia, e avrà luogo nel pieno rispetto delle norme in vigore relative all’emergenza Covid. Per informazioni e prenotazioni è possibile chiamare il numero 340.9775471 oppure scrivere all’indirizzo info@teatrodelsangro.it.

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