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Acqua rossa a Fosso Vallelunga, che fine hanno fatto le analisi dell'ARTA?

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“Dopo nove giorni di attesa, l’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ chiede che siano resi pubblici i risultati delle analisi condotte dall’Arta sui campioni di acqua prelevati dalle unità della Guardia Costiera sulla riviera sud, a ridosso della sponda nord del Fosso Vallelunga, dopo tre giorni di sversamenti di acqua rossastra che ha colorato la spiaggia e ogni singola conchiglia o pietra presente sul litorale.

A denunciare il fenomeno, iniziato domenica 15 aprile, è stata proprio la nostra Associazione, raccogliendo le denunce e le segnalazioni di decine di cittadini, e crediamo sia giusto oggi, da parte delle Istituzioni preposte, far sapere quale sostanza ci fosse in quell’acqua e se possa o meno essere pericolosa per l’uomo, una informazione, riteniamo, doverosa, vista l’apertura, anticipata dal gran caldo, della stagione, con centinaia di persone che, nelle ultime ore, si sono riversate sulle nostre spiagge”.

Lo ha detto Armando Foschi, membro dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’, tornando sulla vicenda esplosa appena lo scorso 17 aprile.

“Il fenomeno – ha ricordato Foschi - è stato notato per la prima volta dai cittadini che domenica 15 aprile, approfittando del bel tempo, stavano passeggiando sulla battigia della riviera sud e si sono accorti dell’enorme chiazza-fiume rosso presente a ridosso del Fosso Vallelunga-spiaggia libera. Hanno seguito il rivolo di rosso vivo e hanno capito che quell’acqua proveniva dal cantiere allestito proprio sulla spiaggia libera. Alle prime telefonate ci siamo recati sul posto e abbiamo accertato la veridicità delle segnalazioni, che abbiamo subito fotografato e filmato ed era evidente che il colore rosso proveniva dai tre tubi di scarico delle pompe di sollevamento del cantiere che fa capo alla società Terna, in sostanza si tratta del cantiere per il ricongiungimento dei cavi elettrici sommersi che dal Montenegro arrivano a Pescara. Per l’allestimento dell’area di lavoro, posta ad almeno 3 o 4 metri sotto il livello del mare, la società ha montato una serie di tubazioni con delle maxi-siringhe per prosciugare l’area di cantiere, siringhe che riversano l’acqua, appunto, in mare. Ora, a fronte del colore rosso vivo di quel liquido si sono sollevate ovviamente le preoccupazioni nostre e dei cittadini, soprattutto perché siamo a ridosso della stagione estiva e quel tratto di mare è a tutti gli effetti balneabile. Ma soprattutto ci ha sorpreso verificare la totale assenza e il completo disinteresse delle Istituzioni, a partire dall’amministrazione comunale del sindaco Alessandrini, che, a quanto pare, ancora oggi, è l’unico a Pescara a non essersi accorto che il ‘mar Rosso’ è sbarcato a Pescara, nonostante la presenza di un balneatore-Presidente del Sib-Confcommercio nella sua maggioranza di governo. A questo punto, dopo tre giorni di silenzio, il 17 aprile scorso abbiamo ritenuto necessario attivarci convocando una conferenza stampa e chiamando le Autorità competenti in materia per capire cosa fosse accaduto sulla riviera sud, cosa contenesse l’acqua emunta dal sottosuolo e sversata in mare e se quella colorazione rossastra potesse indicare la presenza di sostanze eventualmente pericolose per la salute dell’uomo, certificando, con esattezza sia la natura della sostanza che la quantità complessivamente sversata in mare. A fine conferenza stampa ho personalmente chiesto l’intervento della Guardia Costiera che, intervenuta sul posto, ha eseguito alcuni campionamenti in contraddittorio con i responsabili dell’impresa impegnata nel cantiere. I campioni prelevati – ha proseguito Foschi - sono stati portati nei laboratori dell’Agenzia Regionale per la Tutela Ambientale, l’unica voce ufficiale in tale materia e la stessa Associazione ha consegnato alla Guardia Costiera tutto il materiale documentale inerente lo sversamento. Ora però sono rimasti gli interrogativi: sono infatti trascorsi nove giorni dall’evento e dal prelievo dei campioni di acqua, ma dei risultati non abbiamo saputo più nulla. Dunque a oggi ancora non sappiamo se siano confermate le affermazioni dei responsabili di Terna, secondo cui la colorazione rossastra sarebbe stata determinata da ‘naturali processi di ossidazione di metalli pesanti presenti nella falda’; non sappiamo di quali metalli pesanti si tratta e quali sono le quantità di tali metalli captati e sversati nel mare. Dopo nove giorni non sappiamo se, a fronte di tali sversamenti, la norma non avrebbe imposto l’adozione di altre misure di ‘contenimento’, ovvero l’immediata segnalazione alle Autorità marittime, il blocco delle pompe e la predisposizione di misure per intercettare quelle acque impedendo che venissero sversate direttamente nel mare. Non sappiamo se sia stato violato il diritto all’informazione dei cittadini su quanto stava accadendo, in altre parole, dopo dodici giorni dall’inizio del fenomeno e nove giorni dai campionamenti, nessuno ancora dice alla città cosa sia accaduto sul litorale di Porta Nuova. A questo punto – ha detto Foschi – rivolgiamo la nostra istanza direttamente ad Arta e Guardia Costiera affinchè rivelino pubblicamente l’esito degli esami condotti, anche al fine di restituire tranquillità ai cittadini e agli imprenditori della zona”.

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